L’oratorio di San Carlo a Pordenone

Costruito all’inizio del Seicento (per la precisione nel 1614), il piccolo edificio sacro intitolato a San Carlo è ancora oggi visibile lungo la strada che dal centro storico di Pordenone porta verso il quartiere di Torre. A volerne l’edificazione fu un pordenonese, tale Ottavio Fenicio, decano del capitolo di Aquileia. Si trattava probabilmente di un ex voto. La dedicazione a San Carlo è dovuta all’originaria presenza di un altare dedicato, appunto, a San Carlo Borromeo. Carlo Borromeo, vescovo italiano, morì nel 1584 e venne canonizzato da papa Paolo V già nel 1610, solo 26 anni dopo la sua morte: un lasso di tempo davvero ristretto, così come la costruzione di questa chiesetta, di soli quattro anni posteriore alla canonizzazione.

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L’ubicazione dell’edificio, così come il vicino oratorio di San Valentino, è molto interessante: lungo quella traiettoria si snodava infatti l’antica strada per le Germanie.

Nel XIX secolo la chiesetta di San Carlo divenne proprietà di Marco Belli di Portogruaro, sacerdote, teologo, docente e scrittore nato nel 1857.

Successivamente, a partire dal 1910, la proprietà passo alla famiglia Galvani. L’adiacente parco, che porta anch’esso la denominazione di San Carlo, è un’area di circa un paio di ettari che, un tempo, veniva impiegata per le attività dell’illustre famiglia pordenonese. Vi è infatti ancora presente un lago artificiale con il salto d’acqua, necessario per alcune lavorazioni.

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Acquistato nel 1935 dal Comune di Pordenone, il piccolo edificio sacro sembrava destinato ad essere demolito per consentire l’allargamento della strada. Il vescovo Luigi Paulini era d’accordo ma non altrettanto – e fortunatamente – la Sovrintendenza di Trieste che concesse solo un ridimensionamento dello stesso con l’eliminazione di un campaniletto al posto dei due presenti.

Una curiosità: nell’oratorio è presente una reliquia di San Carlo che venne donata dal cardinale Carlo Maria Martini nel 1991.