Edicole votive del pordenonese

Ammettiamolo: chi di noi si è mai fermato ad ammirare quei piccoli edifici sacri disseminati lungo le strade? Si tratta di Edicole votive, o Capitelli, davanti alle quali passiamo velocemente in auto, anche perché il più delle volte non esistono piazzole dove accostare per poter scendere e osservarle da vicino.

Oggi vi faremo conoscere alcuni di questi piccoli tesori, spesso trascurati ma molto significativi per la popolazione rurale di qualche secolo fa. Si tratta di quattro edicole appartenenti alla zona che da Porcia va verso Prata di Pordenone, Pasiano e Azzano Decimo.

La prima edicola si trova a qualche decina di metri dalla Chiesa dei SS. Simone e Giuda a Prata di Pordenone (Prata di Sopra). In origine costituiva la piccola abside di un oratorio più ampio appartenente alla famiglia Brunetta che, secondo alcune fonti orali, presentava una facciata a capanna sormontata da un campanile monoforo. L’oratorio fu demolito nel 1940 per consentire l’ampliamento della strada all’altezza dell’incrocio.

2

Al suo interno, l’edicola custodisce un pregevole affresco raffigurante la Madonna in trono che sorregge con il braccio destro il Bambino, in piedi sulle ginocchia, mentre nella mano sinistra tiene una mela. L’affresco, purtroppo in precario stato di conservazione, è opera di Gianfranco da Tolmezzo e viene datato al 1499.

4

Invece in via Brunis a Palse (Comune di Porcia), si trova una piccola edicola conosciuta come il Cisiol dei Sonego, e probabilmente costruita tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Infatti, esisteva già nel 1907, al momento dell’acquisto dell’adiacente abitazione da parte di Antonio Sonego.

per PalseA decorarne l’interno vi sono tre affreschi attribuiti all’opera di don Celestino Conedera (cappellano di Palse dal 1900 al 1902, poi di Prata, mentre dal 1903 economo spirituale di Tamai, e infine suo primo parroco dal 1907):  di fronte all’entrata è raffigurata la Madonna con Bambino, entrambi con in mano il Rosario, sulla parete a destra è dipinto il martirio di S. Eurosia, mentre sulla parete a sinistra spicca la figura di San Giovanni Battista.

per Palse1

Ad Azzano Decimo si incontra il Capitello di Zuiano, un tempo situato sul fronte strada nella zona confinante con la provinciale Saccon, oggi non solo è nascosto in parte dalla vegetazione che lo circonda, ma alla strada volge la parte posteriore: avendo necessità di essere allargata, alcuni anni fa la sede stradale è stata appunto spostata sul retro del piccolo edificio, tanto da creare per il capitello il nuovo orientamento rispetto a chi transita in quella zona.

Qualcuno ricorderà che in vista dell’allargamento della strada, era stato programmato il suo abbattimento ma, su iniziativa di un professionista azzanese, una forte opposizione ne impedì la demolizione. Tuttavia, le condizioni attuali del sacello sono estremamente precarie: probabilmente è a causa dell’infiltrazione di acqua dal tetto, o dell’umidità del terreno, che la maggior parte degli affreschi è andata perduta. Lo stato conservativo attuale necessiterebbe di un intervento urgente per salvare il salvabile di un’opera tanto antica, edificata certamente per profondi e peculiari motivi di fede, che ad oggi purtroppo ci sono sconosciuti. I vecchi raccontavano, sulla scia di notizie tramandate oralmente, che l’antico oratorio rappresentava un punto di sosta e di preghiera per i pellegrini diretti a Roma o a Santiago de Compostela. Le indagini più recenti hanno permesso di far risalire la piccola costruzione al XV-XVI secolo: presenta un tetto a due falde, cornicione e dentelli al piano di gronda, semplice porta di accesso ad arco a tutto sesto con cancelletto in ringhiera di ferro battuto. All’interno vi sono affreschi di fattura rurale e di scuola sanvitese, raffiguranti Gesù sulla croce, Maria col Bimbo ed altri santi.

Il quarto capitello è situato in frazione di Fagnigola, località abitata fin dal Neolitico e nel Medioevo divenuto possedimento dell’Abbazia di Sesto al Reghena. Questa edicola, di cui non si hanno notizie certe, colpisce per le particolari forme architettoniche e per gli affreschi che, sicuramente di mano popolare, sono proporzionati e rispettano un certo gusto sia nella distribuzione del colore che nella composizione.

 

Sara F.

Il capitello di Sugnano

Siamo abituati a vedere, ai lati delle strade, piccole strutture votive, spesso piene di fiori e candele. Alcune sono recenti e suscitano scarso interesse, altre sono più datate ma il tempo e l’incuria non sono stati clementi. Ci sono tuttavia anche dei capitelli che conservano ancora degli affreschi che, se pure non sono capolavori artistici, sono in ogni caso testimonianza di una storia e di un sentire condiviso. Oggi vi vogliamo parlare di una di queste strutture: si tratta del capitello di Sugnano, un piccolo edificio a pianta quadrangolare di poco più di 2x2m che sorge a lato dello stradone che congiunge Prata di Pordenone a Porcia. Il capitello è documentato a partire dal XVII secolo. L’esterno, a mattoni intonacati , è estremamente semplice, ma spingendo lo sguardo all’interno, oltre l’arco chiuso dal cancelletto in ferro, non si può che rimanere colpiti dalla profusione di colori, portati all’antico splendore da un recente restauro. Il capitello è dedicato alla Madonna del Rosario la cui figura capeggia nella parete di fronte allo spettatore. La Vergine è raffigurata con il Bambino in grembo. Un paramento è steso alle sue spalle. Il suo mantello si apre a racchiudere, in un simbolico abbraccio protettivo, uno degli altri personaggi che spartisce la scena con lei.  Piccoli putti concorrono a riempire la scena, spuntando alle spalle delle altre figure sacre presenti e addirittura affacciandosi da dietro la cortina di tessuto posteriore alla Vergine, in un toccante realismo. Affiancano la Madre e il Bambino due figure di santi: San Floriano, sulla destra, intento ad intercedere per la salute degli animali (ricordiamo sempre che questo genere di manifestazioni religiose sono tipiche delle zone rurali) e Sant’Antonio da Padova, alla sinistra della Vergine. Sulla parete destra rispetto allo spettatore, l’affresco è un po’ danneggiato ma è ravvisabile la figura di San Valentino con in mano un calice. Prospiciente a questo affresco, vi è quello che raffigura San Giuseppe con tutti gli arnesi tipici dei falegnami, qui finemente riportati.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Come ricorda la targa esplicativa che affianca l’edificio, il 4 maggio, festa di San Floriano, era usanza per la comunità di Palse, Rondover e Prata, riunirsi con il bestiame attorno a questo capitello per ricevere un’ulteriore benedizione dopo la messa.