Un pomeriggio di colori, cuore e fantasia

Vi è mai capitato di fermare per qualche istante il frenetico turbinio della vostra mente che progetta, programma, ordina, pianifica… per fantasticare liberamente ad occhi aperti? Facciamo una prova? Chiudete gli occhi e immaginate di farvi coccolare da una calda brezza di fine maggio: il cielo è di un azzurro squillante e qualche soffice nuvolotta si fa spazio sopra di voi. Bene, le vedete ora quelle leggere bolle di sapone levarsi verso l’alto? Seguitele, corretegli dietro, cercate di catturarle.

IMG_1554                     Benvenuti a Ceolini!

Non ce la fate? Va bene, allora chiedete aiuto a quel signore con le gambe lunghissime, forse lui ve ne potrà prendere qualcuna! Stanchi? Voltatevi e troverete un bel prato verde dove vi potete sedere per riposare un pochino e perché no? chiacchierare con quei buffissimi burattini che se la stanno ridendo come pazzi e magari sfidarli a colpire i birilli con una palla di cartone!

Trampoliere                           Birilli

Divertente vero? Ecco, ve lo dico a bassa voce, questo non è frutto della vostra immaginazione, un posto così esiste davvero! Si chiama Ceolini (fraz. di Fontanafredda, Pn) e da ormai molti anni è il “borgo dell’arte di strada”.

Purtroppo però l’“incantesimo” dura solo alcuni giorni: dal 29 maggio al 2 giugno di quest’anno fantasticare, rincorrere bolle di sapone, fare la conoscenza di trampolieri e mangiafuoco, farsi scolpire una spada di legno, incontrare cavalieri a cavallo, costruire castelli di sabbia e marionette, veder trasformare un bruco in farfalla o addirittura scontrarsi con una giraffa, immergersi tra forme e colori… potrebbe diventare realtà!

Drago di legno                  Cavaliere a cavallo

E se vogliamo portarci a casa un pezzettino di questa magia non dovremo fare altro che farci stregare dalle mani, dal cuore, dalla passione e dall’entusiasmo dei numerosi artigiani e artigiane coinvolti. La poesia dei gesti, la pazienza, la cura di ogni più piccolo dettaglio, un sano pizzico di follia e tanto, tanto amore sono gli autentici ingredienti per far sì che nascano “Non solo pezzi di legno”.        

        Astucci porta-libro             Cuoricini di ceramica

Non solo pezzi di legno
Festival Internazionale dell’Arte di Strada
29 maggio> 2 giugno 2015
Ceolini di Fontanafredda, Pn
http://www.nonsolopezzidilegno.it

Una “copia” del Santo Sepolcro di Gerusalemme ad Aquileia

Una volta entrati all’interno della Basilica di Aquileia, immediatamente lo sguardo viene catturato dagli antichissimi, e ancora ben conservati, mosaici (IV secolo) che decorano il pavimento della navata centrale.
Infatti, da subito il visitatore è invogliato a seguire il percorso longitudinale che dal portone d’ingresso conduce all’abside affrescata della Basilica, senza però far caso alla singolare struttura circolare addossata alla parete della navata laterale sinistra, vicino alla porta che conduce agli scavi dell’Aula teodoriana Nord.

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Tale struttura, purtroppo a mio parere poco valorizzata, risulta sconosciuta alla maggior parte dei visitatori, oppure confusa per un battistero: in realtà si tratta dell’unica imitatio (replica) del Santo Sepolcro di Gerusalemme sopravvissuta nella nostra regione.

Le imitationes devozionali del Santo Sepolcro gerosolimitano potevano essere delle chiese, dei battisteri, degli altari, delle strutture lignee “a cassa” oppure, come in questo caso, dei sacelli, e venivano realizzate con lo scopo di conservare la memoria del luogo più venerato dalla cristianità, attorno alla quale si sarebbero ricreati, durante la liturgia pasquale, gli eventi della Passione e Resurrezione di Cristo. Ovviamente non si trattava di “copie” esatte nelle proporzioni matematiche, ma di strutture che riassumevano in sé alcuni elementi simbolici del modello gerosolimitano, come nel caso del nostro Sepolcro aquileiese, sintesi di due differenti edifici gerosolimitani: il Sepolcro vero e proprio, custodito all’interno dell’Edicola, e la Rotonda dell’Anastasis che la circonda.

Il nostro Santo Sepolcro aquileiese risale all’XI secolo e si ritiene sia stato commissionato dal patriarca Popone e probabilmente portato a termine dal patriarca Sigeardo. Si presenta come un sacello a pianta circolare, realizzato in conci di marmo greco, da cui sporge un grosso muraglione che lo salda al muro della basilica, e in alto è coperto da un tetto conico sorretto da tredici colonnine (in origine dodici).

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Se vi avvicinate alla piccola porta d’ingresso potete scorgere l’interno del Sepolcro, caratterizzato da un altare monopode collocato sulla destra, mentre a sinistra un arcosolio sovrasta la tomba caratterizzata dalla presenza di tre incavi disposti orizzontalmente sulla lastra di copertura.

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Se la guida, o il custode, vi permettono di aprire la porta ed entrare all’interno, noterete più da vicino che di questi tre incavi solo quello centrale è forato e quindi in comunicazione con l’interno del sarcofago. Curioso no? Perché tre incavi? E soprattutto, perché quello centrale è forato?.

Dall’analisi dei testi liturgici aquileiesi, gli studiosi hanno concluso che il Venerdì Santo l’Ostia con la Croce, avvolte in un “sudario” o porpora, venivano riposte all’interno del foro che poi veniva chiuso con un coperchio, a simboleggiare la deposizione di Cristo all’interno del Sepolcro. I due incavi laterali servivano probabilmente come “mensa” nei quali poggiare degli oggetti liturgici.

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È suggestivo immaginare che nel Medioevo, la sera del Venerdì Santo, vescovo, sacerdoti e ministri, tutti in abiti liturgici, con l’accompagnamento di canti e candele, seguivano processionalmente un preciso percorso all’interno della Basilica che culminava presso il Santo Sepolcro, il quale veniva pure illuminato con delle lampade accese, appese tra gli intercolumni della copertura (alzando lo sguardo potrete vedere ancora i ganci che sorreggevano le lampade).

Basilica di Aquileia
Piazza Capitolo 1, 33051 – AQUILEIA (UD)
http://www.basilicadiaquileia.it/

Pausa nel verde

Pordenone è una piccola città. Molti, anche tra quelli che ci abitano, la definiscono – non senza un tono un po’ maligno – “paesotto”. Rispetto a Udine o Trieste, è innegabile che Pordenone sia più piccola e abbia un numero minore di grandi attrattive turistiche.

Spero proprio, nel futuro, di poter contribuire a far conoscere quanto di bello c’è anche in questa provincia. Magari sono luoghi, storie o piccoli particolari, nascosti ai più – potremmo dire al “grande pubblico” – ma non per questo meno interessanti.

Sia che abitiate in zona o che siate turisti, non lontano dal centro storico c’è un parco che merita una visita. Non c’è nulla di storico o artistico da vedere, è “solo” un bel parco, con tanta (ma tanta) natura, a pochi passi dal cuore della città, in cui si può fare una passeggiata e ricaricarsi mentalmente.

Sto parlando dei cosiddetti “Laghetti di Rorai“, situati a metà strada tra Pordenone e Porcia.
Questo parco è stato risistemato negli ultimi anni, è aperto ai cani e dispone di un’area molto grande di sgambatura (recintata) in cui le bestiole possono farsi una bella corsetta.

Il Friuli Venezia Giulia è una regione che si definisce amica degli animali per le leggi di tutela a favore di questi. In effetti nella nostra regione gli animali godono di diritti basilari – come ad esempio entrare in quasi tutti i locali, salvo quelli in cui è stato richiesto esplicitamente il divieto – che in altri luoghi sono loro ancora negati. A Pordenone ci sono da anni parchi dedicati alla sgambatura dei cani (ovvero aree in cui è possibile lasciare i quattro zampe senza guinzaglio purché, naturalmente, non siano pericolosi per gli altri animali e per le persone) e il parco di Rorai è uno dei più grandi, anche se forse non il più frequentato.

Se siete soliti viaggiare con il vostro cane, fa sempre comodo sapere se esistono aree in cui può svagarsi anche lui perché, diciamocelo, i musei sono interessanti, ci mancherebbe, ma forse il cane preferisce rotolarsi nell’erba!

Rorai Laghetti

Ci sono ben tre entrate al parco: una è situata oltre la fine di Via Cappuccini, una si trova a Rorai Grande (dietro la scuola I. Nievo) e la terza entrata è per chi proviene da Porcia (si trova accanto alla Floricoltura Villalta).

Laghetti Rorai

Il parco ha diverse aree verdi: entrando da Via del Cotonificio, la strada è fiancheggiata da due laghetti. Seguendo il percorso e virando a sinistra ci si ritrova ad avere un terzo laghetto sulla destra e la grande area di sgambatura cani sulla sinistra.

Area sgambatura

Non c’è molto da dire su questo parco, ma vi consiglio davvero una visita se avete voglia di staccare un po’, se avete un cane o anche se vi va di farvi una corsa. Il grande prato non è illuminato ma la strada che lo attraversa si ed è quindi praticabile anche di sera o nei pomeriggi invernali.

Se siete amanti della fauna locale, qui potrete trovare tipici rappresentanti dell’ambiente lacustre. Vivono tranquilli e indisturbati in quanto è un’area protetta (si, ci sono anche pesci giganti, ma non li potete pescare).

  Germani  In bilico

Fauna lacustre

Miramar

Castello di Miramare

Così scrisse Carlotta del Belgio, moglie di Massimiliano d’Asburgo, a proposito del luogo dove sorge quella che un tempo era la sua residenza, oggi il Castello di Miramare:

«Siamo stati a Trieste per passare una settimana nella nostra deliziosa villa, un vero gioiello […], e davanti a uno dei più bei golfi della terra. Non si riesce ad avere idea nel Nord di un mare interamente blu. Quando l’ho scoperto per la prima volta, sono stata rapita da un incredibile entusiasmo»

E si può solo che essere entusiasti e ammaliati quando si cammina lungo la riviera triestina, nel silenzio delle ore in cui tutti lavorano e tu hai la fortuna di essere l’unico, o quasi, accompagnato dal ritmo delle onde che si frantumano sugli scogli, e in lontananza intravedi il promontorio roccioso sul quale si erge un eclettico castello bianco dal cui retro si estendono ventidue ettari di parco ricchi di varie specie botaniche: insomma un luogo idilliaco che rispecchia e testimonia i gusti e gli interessi dei regali proprietari.

Camminata per raggiungere il Castello di Miramare

Una volta spinto il pesante portone d’ingresso, il visitatore è subito accolto dagli sguardi degli antichi ritratti posti ai lati di un breve corridoio dal quale si intravede già il percorso di visita che si snoderà su due piani. Un consiglio: quando camminerete per le varie sale ascoltate bene lo scricchiolio del pavimento in legno, guardate fuori dalle finestre… vi sembrerà di essere all’interno di un’antica nave. Provate!!! In particolare quando vi troverete nella Sala Novara (lo studio di Massimiliano), strutturata e arredata proprio come la flotta ammiraglia Novara. Ancora più suggestivo diverrebbe se scegliete una giornata di forte vento e pioggia.

Durante la visita, rimarrete incantati dai numerosi ritratti che decorano le sale, in particolare la Sala del trono, dove capeggia la raffigurazione di un grande albero genealogico delle due casate, gli Asburgo e i Lorena, e sempre qui fermatevi ad ammirare il trono che mai venne occupato dal suo sovrano; Massimiliano, diventato Imperatore del Messico, venne fucilato e non vide mai terminata la sua tanto sognata residenza.

Panorama dal Castello di Miramare
Museo Storico del Castello di Miramare
Viale Miramare, 34151 – TRIESTE
http://www.castello-miramare.it/